lunedì 16 ottobre 2017


Allergie autunnali, come riconoscerle e prevenirle

Le allergie in autunno si manifestano con sintomi tipici, quali naso gocciolante, starnuti ,tosse e lacrimazione degli occhi. La sintomatologia è quella di tutte le reazioni allergiche. Solitamente si è portati a pensare che queste allergie si manifestino più frequentemente in primavera, ma evidentemente non è così. Vediamo quali sono le cause e i rimedi delle allergie autunnali.
Risultati immagini per immagini di un acaro
Risultati immagini per immagini di muffeRisultati immagini per immagini di muffe al microscopio

Muffe, acari e pollini. Sono i nemici giurati di ogni persona soggetta a allergie autunnali.  Il naso che cola, gli occhi che bruciano e nei casi più gravi asma e difficoltà respiratorie, possono essere sintomi molto fastidiosi, talora persino pericolosi, ma vanno presi per quelli che sono: campanelli d’allarme del nostro corpo che ci comunica – a suo modo – che c’è qualcosa che non va, che va fermato, che va modificato
Un comunissimo allergene, che prolifera di più in periodi autunnali, è costituito dalla spora di alcune muffe che con l’arrivo delle piogge e l’aumento dell’umidità si sviluppa più del solito, attaccando anche gli ambienti domestici. 
Le "allergie alla polvere” sono date  dagli acari e alle loro deiezioni. Sì, perché non è la polvere in sé a provocare starnuti, pruriti e bruciori agli occhi, ma la presenza di questi piccoli esserini che si annidano un po’ ovunque: nelle poltrone e nei cuscini, nei materassi, nei tappeti e nelle tende e ovunque ci sia la possibilità di sostare indisturbati.L’aspirapolvere è un rimedio parzialmente inutile perché contribuisce a spargere nell’aria (specie quando non c’è un efficace filtro anti-acaro oppure quello che c’è è sporco e vecchio) ancora più particelle di allergeni. L’unica soluzione è pulire il più spesso possibile, evitando l’accumulo di oggetti tipicamente polverosi come libri e giornali, specie nelle stanze dove si dorme.
La reazione allergica è una  ipersensibilità immediata, nella quale un primo contatto fra allergene e sistema immunitario determina la produzione di IgE (immunoglobuline ovvero anticorpi sintetizzati dai linfociti, ndr) dirette contro l’antigene (la sostanza riconosciuta dal sistema immunitario come nociva, ) e il secondo contatto innesca una serie di meccanismi che comportano lo sviluppo di fenomeni infiammatori nei tessuti coinvolti e la comparsa di sintomi”. 
Le reazioni allergiche,(sono riniticongiuntivitiasma e dermatiti) solitamente immediate dopo il contatto con gli allergeni,sono sempre il risultato dell’azione del nostro sistema immunitario che schiera le sue forze per contrastare quelle degli allergeni. Generalmente per la terapia di questi stati vengono utilizzati farmaci antistaminici (letteralmente, agenti chimici che contrastano l’azione delle istamine) che sono efficaci ma spesso provocano sonnolenza e disturbi dell’attenzione oppure cortisone in varie forme (per via orale, per aerosol, in forma di spray nasale o collirio) che va comunque preso con molta attenzione e in ogni caso solo dietro prescrizione medica. Altri medicinali più blandi, solitamente consigliati in questi casi sono i decongestionanti che possono dare sollievo immediato ma temporaneo nei casi di rinite o sinusite. 

Prima di tutto la diagnosi, poi prevenzione e (per chi vuole) cure alternative

 Prima della prevenzione è necessario avere una diagnosi certa di allergia . 

A volte, infatti, i sintomi non sono chiari e possono indurre ad errori di valutazione che comportano terapie sbagliate e ancora malessere. Un modo piuttosto rodato ed efficace nel caso di pollini, muffe e acari è il “Prick test”, un test piuttosto noto che si effettua solitamente sulla parte interna dell’avambraccio e che consiste in  piccolissime punture effettuate con un ago sterile, sulle quali viene posizionata una goccia di liquido contenente l’allergene. Se il soggetto risulta allergico, a distanza di qualche ora si verifica una reazione cutanea, simile a quella provocata da una puntura di zanzara. Un altro test molto efficace per scovare sostanze mal tollerate dal nostro organismo è il  RAST Test che si effettua con un normale prelievo di sangue. Il campione viene osservato in laboratorio per rilevare la presenza di anticorpi specifici contro un dato allergene. È un test ad ampio spettro che solitamente viene associato al Prick Test per completezza della diagnosi. Una volta certi di cos’è che provoca quelle fastidiose reazioni allergiche autunnali possiamo valutare i rimedi, farmacologici oppure anche “alternativi”.Uno dei percorsi che vale la pena provare è quello omeopatico, che non ha effetti collaterali e non risulta nocivo per l’organismo: mal che vada non sarà efficace. Attenzione, però: non si tratta però di rimedifai-da-te e prima di avventurarti in una superficiale ricerca su internet e comprare farmaci omeopatici a caso, conviene ascoltare il parere di un medico omeopata competente che possa visitarti e formulare la soluzione, a suo parere, più adatta.  





lunedì 12 giugno 2017


Allergia alle graminacee e alimenti
Le allergie ai pollini hanno andamento tipicamente stagionale e si manifestano in un preciso momento dell’anno, che corrisponde alla fioritura della pianta cui il polline appartiene. Si tratta di fenomeni sempre più diffusi, anche nei bambini, a specie vegetali quali betulla e nocciolo, a fioritura precoce tra gennaio e marzo, ma anche ad ambrosia e carpino. Tuttavia, la più frequente è l’allergia alle graminacee (dopo quella al polline di urticacee). Questo disturbo, come quello scatenato da altri pollini, può creare anche cross-reazioni, ovvero fenomeni di ipersensibilità alimentare dovuti alla combinazione tra pollini cui si è allergici e le proteine contenute in determinati alimenti. Vediamo, allora, quali sono i sintomi dell’allergia alle graminacee e quali gli alimenti da evitare L’allergia alle graminacee si manifesta a partire dalla tarda primavera fino a settembre, periodo di dispersione dei pollini in seguito alla fioritura. Tra le specie responsabili della reazione allergica troviamo soprattutto:

gramigna dei prati
grano
avena
granturco
segale
erba bambagiona
cannarecchia
erba codolina
erba mazzolina.



I pollini di queste piante sono rivestiti di proteine che, a contatto con le vie aeree, scatenano un’anomala reazione del sistema immunitario che le identifica come pericolose e libera istamina, una sostanza che provoca infiammazione. Distinguere i sintomi dell’allergia da quelli di un semplice raffreddore, o da disturbi come rinite allergica non è facile. In linea generale possiamo dire che mentre il raffreddore causato da un virus presenta muco denso e giallo, spesso associato a febbre, e si risolve in circa una settimana, l’allergia alle graminacee come ad altri pollini, comporta sintomi senza febbre, con naso che cola appena si è esposti ai pollini.

I sintomi delle allergie ai pollini coinvolgono, occhi, naso e bronchi. I più caratteristici sono:

prurito agli occhi, al naso, al palato, alla gola occhi che lacrimano naso che cola naso chiuso occhiaie o gonfiore agli occhi tosse starnuti difficoltà a respirare e/o a deglutire
senso del gusto e dell’olfatto diminuiti
senso di oppressione al torace.

SINDROME ORALE ALLERGICA (OAS)

“In alcune persone che soffrono di allergia alle graminacee o ad altri pollini, può verificarsi quella che viene chiamata una cross-reazione, ovvero una reazione incrociata tra famiglie di pollini e alimenti vegetali, che causa la sindrome orale allergica.
Vediamo insieme quali sono i sintomi più comuni con i quali si manifesta una cross-reazione:
sintomi orali quali prurito alle labbra, edema labiale, bruciore e prurito alla bocca e
alla lingua, al palato, bruciore, edema labiale e della glottide, sensazione di gola chiusa
sintomi gastrointestinali quali gastralgie, nausea, vomito, diarrea
sintomi respiratori quali rinite e asma
sintomi sistemici come orticaria e analfilassi (una violenta reazione allergica che nelle forme più gravi si presenta come shock anafilattico).
Vediamo ora, nello specifico, l’allergia alle graminacee e gli alimenti che possono provocare una cross-reazione.

ALLERGIA GRAMINACEE: ALIMENTI DA EVITARE“

A livello generale, in Italia gli alimenti che scatenano maggiormente allergie sono verdura e frutta crude come mela, pera, pesca, albicocca, ciliegie, kiwi, prugna, noci, arachidi, pomodoro e sedano”Per quanto riguarda specificatamente l’allergia alle graminacee i cibi da evitare sono: anguria, melone, limone, arancia, prugna, pesca, albicocca, ciliegia, kiwi, pomodoro, mandorla e arachide.



In presenza di allergia alle graminacee è importante riconoscerne i sintomi e sapere quali cibi evitare, anche perchè, in rari casi, può comportare uno shock anafilattico”.

giovedì 17 novembre 2016

ANTIBIOTICI PRO E CONTRO

 

Infezioni e virus, la differenza con cui trattare queste patologie dell’apparato respiratorio.

Degli antibiotici si è detto e scritto molto negli ultimi anni, in particolare sugli effetti positivi a livello di guarigione di vari disturbi e malattie dell’apparato respiratorio.
Di contro, ne ha parlato molto anche chi si è dimostrato scettico sull’abuso di questa classe di farmaci, anche per le conseguenze che ne derivano…


Antibiotici, cosa sono e a cosa servono.

La definizione antibiotico ovvero “contro la vita” è data dall’azione di questi farmaci, che hanno la funzione di rallentare o fermare la proliferazione di batteri nocivi per l’organismo.
Esistono antibiotici naturali, ovvero sostanze prodotte da microrganismi in grado di ucciderne altri in natura, ma anche antibiotici chemioterapici o di sintesi, prodotti nei laboratori farmaceutici.

In ogni caso, possono bloccare la riproduzione di un batterio (batteriostatici) oppure uccidere il batterio-microrganismo (battericidi).

Quando assumere un antibiotico.

Le tante tipologie di antibiotici utilizzati, agiscono contro batteri che, è stato provato, reagiscono positivamente a questi farmaci – ovvero retrocedendo.
Sono oltre 200 le specie di batteri patogeni noti che vanno a provocare patologie come la cistite, oppure malattie a carico dell’apparato respiratorio come la polmonite e la tonsillite (che porta con sé placche alla gola e febbre), così come l’otite e alcune patologie correlate curate dall’otorinolaringoiatria (cavità nasali, bocca, faringe, laringe, le prime vie respiratorie).

In diversi casi, vengono prescritti antibiotici in via preventiva da chirurghi e dentisti, nei casi di interventi per i quali potrebbero presentarsi delle complicazioni post-operatorie.

Quando non assumere antibiotici.

antibiotico virusNei casi di infezione di origine virale come influenze o raffreddori, gli antibiotici non sono efficaci. Inoltre, nei casi di patologie al sistema cardiovascolare, in particolare patologie cardiache, il medico deve valutare attentamente i risvolti cardio-tossici degli antibiotici.
In gravidanza sono sconsigliati la maggior parte degli antibiotici, in particolare quelli ad azione non selettiva che distruggono indistintamente i batteri.

Abuso di antibiotici, l’Aifa stila le regole-base.

Il fatto che gli antibiotici non abbiano effetti contro i virus e le influenze virali è una questione importante, perché dalle stime viene valutato un abuso in queste situazioni, per le quali gli antibiotici non sono in grado di contrastare al meglio diverse patologie.
Secondo una ricerca recente, il Rapporto Osmed curato dall’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa), il 40% delle prescrizioni totali di antibiotici sono dovute a influenze e patologie dell’apparato respiratorio.
In Italia, quindi, è sempre più diffusa la regola per cui, di fronte si ricorre ad un antibiotico per influenza o per disturbi dell’apparato respiratorio (magari senza prescrizione medica e con dosi inadeguate), spesso senza tener conto dell’efficacia rispetto al tipo di influenza (batteri o virus?).

Soprattutto, anche i batteri sviluppano una resistenza antibiotica a tutto questo “bombardamento”, riuscendo a sviare l’attacco antibiotico e sopravvivere all’interno del nostro corpo.
Per questo l’abuso va evitato, e l’Aifa ha stilato un piccolo vademecum con delle regole-base per assunzione degli antibiotici. Tra le diverse indicazioni, è fondamentale il rispetto delle prescrizioni mediche evitando l’auto-cura.antibiotico per influenza

  1. Per l’assunzione di antibiotici è necessaria la prescrizione medica, con dosi e durata della terapia che vanno seguite con cura, per non avere delle ricadute della patologia e complicazioni.
  2. Non sospendere la cura prima del tempo indicato: l’interruzione rischia di eliminare solo i batteri più deboli e lasciare nell’organismo quelli più forti, magari fortificandoli ancora.
  3. Gli antibiotici non riescono a debellare le malattie virali per questo le influenze, raffreddori e patologie stagionali o extra-stagionali vanno valutate attentamente dal medico curante o dallo pneumologo, otorinolaringoiatra o specialista delle malattie respiratorie – se siano frutto di un’azione batterica o virale.

I super batteri, resistenti agli antibiotici.

L’uso smodato di antibiotici ha portato alla crescita di questo problema, dato che in Italia i pazienti presentano una forte resistenza dei batteri agli antibiotici, al sopra della media europea – secondo una ricerca dell’European Center for Diseases Control (Ecdc) del dicembre 2014.
I cosiddetti germi multi-resistenti provocano diversi casi di infezioni con ricovero, dato che gli antibiotici attualmente in uso sono inefficaci. L’uso inadeguato degli antibiotici provoca questo scenario, anche dovuto ad una somministrazione con dosi troppo basse, per periodi di tempo limitato, specialmente a causa della somministrazione di antibiotici nei casi di infezione virale e non batterica, ovvero quando non è necessaria.
Un abuso degli antibiotici, in particolare, è dato nel caso di patologie al sistema respiratorio, per questo è necessaria una visita accurata, che sia di un otorinolaringoiatria o di uno pneumologo a seconda dei casi.
Fonti
http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/senza-regole-gli-antibiotici-non-funzionano-campagna-aifa-sul-corretto-uso-degli-antibiotici

 

Infezioni e virus, la differenza con cui trattare queste patologie dell’apparato respiratorio.

Degli antibiotici si è detto e scritto molto negli ultimi anni, in particolare sugli effetti positivi a livello di guarigione di vari disturbi e malattie dell’apparato respiratorio.
Di contro, ne ha parlato molto anche chi si è dimostrato scettico sull’abuso di questa classe di farmaci, anche per le conseguenze che ne derivano…

Antibiotici, cosa sono e a cosa servono.

La definizione antibiotico ovvero “contro la vita” è data dall’azione di questi farmaci, che hanno la funzione di rallentare o fermare la proliferazione di batteri nocivi per l’organismo.
Esistono antibiotici naturali, ovvero sostanze prodotte da microrganismi in grado di ucciderne altri in natura, ma anche antibiotici chemioterapici o di sintesi, prodotti nei laboratori farmaceutici.

In ogni caso, possono bloccare la riproduzione di un batterio (batteriostatici) oppure uccidere il batterio-microrganismo (battericidi).

Quando assumere un antibiotico.

Le tante tipologie di antibiotici utilizzati, agiscono contro batteri che, è stato provato, reagiscono positivamente a questi farmaci – ovvero retrocedendo.
Sono oltre 200 le specie di batteri patogeni noti che vanno a provocare patologie come la cistite, oppure malattie a carico dell’apparato respiratorio come la polmonite e la tonsillite (che porta con sé placche alla gola e febbre), così come l’otite e alcune patologie correlate curate dall’otorinolaringoiatria (cavità nasali, bocca, faringe, laringe, le prime vie respiratorie).

In diversi casi, vengono prescritti antibiotici in via preventiva da chirurghi e dentisti, nei casi di interventi per i quali potrebbero presentarsi delle complicazioni post-operatorie.

Quando non assumere antibiotici.

antibiotico virusNei casi di infezione di origine virale come influenze o raffreddori, gli antibiotici non sono efficaci. Inoltre, nei casi di patologie al sistema cardiovascolare, in particolare patologie cardiache, il medico deve valutare attentamente i risvolti cardio-tossici degli antibiotici.
In gravidanza sono sconsigliati la maggior parte degli antibiotici, in particolare quelli ad azione non selettiva che distruggono indistintamente i batteri.

Abuso di antibiotici, l’Aifa stila le regole-base.

Il fatto che gli antibiotici non abbiano effetti contro i virus e le influenze virali è una questione importante, perché dalle stime viene valutato un abuso in queste situazioni, per le quali gli antibiotici non sono in grado di contrastare al meglio diverse patologie.
Secondo una ricerca recente, il Rapporto Osmed curato dall’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa), il 40% delle prescrizioni totali di antibiotici sono dovute a influenze e patologie dell’apparato respiratorio.
In Italia, quindi, è sempre più diffusa la regola per cui, di fronte si ricorre ad un antibiotico per influenza o per disturbi dell’apparato respiratorio (magari senza prescrizione medica e con dosi inadeguate), spesso senza tener conto dell’efficacia rispetto al tipo di influenza (batteri o virus?).

Soprattutto, anche i batteri sviluppano una resistenza antibiotica a tutto questo “bombardamento”, riuscendo a sviare l’attacco antibiotico e sopravvivere all’interno del nostro corpo.
Per questo l’abuso va evitato, e l’Aifa ha stilato un piccolo vademecum con delle regole-base per assunzione degli antibiotici. Tra le diverse indicazioni, è fondamentale il rispetto delle prescrizioni mediche evitando l’auto-cura.antibiotico per influenza
  1. Per l’assunzione di antibiotici è necessaria la prescrizione medica, con dosi e durata della terapia che vanno seguite con cura, per non avere delle ricadute della patologia e complicazioni.
  2. Non sospendere la cura prima del tempo indicato: l’interruzione rischia di eliminare solo i batteri più deboli e lasciare nell’organismo quelli più forti, magari fortificandoli ancora.
  3. Gli antibiotici non riescono a debellare le malattie virali per questo le influenze, raffreddori e patologie stagionali o extra-stagionali vanno valutate attentamente dal medico curante o dallo pneumologo, otorinolaringoiatra o specialista delle malattie respiratorie – se siano frutto di un’azione batterica o virale.

I super batteri, resistenti agli antibiotici.

L’uso smodato di antibiotici ha portato alla crescita di questo problema, dato che in Italia i pazienti presentano una forte resistenza dei batteri agli antibiotici, al sopra della media europea – secondo una ricerca dell’European Center for Diseases Control (Ecdc) del dicembre 2014.
I cosiddetti germi multi-resistenti provocano diversi casi di infezioni con ricovero, dato che gli antibiotici attualmente in uso sono inefficaci. L’uso inadeguato degli antibiotici provoca questo scenario, anche dovuto ad una somministrazione con dosi troppo basse, per periodi di tempo limitato, specialmente a causa della somministrazione di antibiotici nei casi di infezione virale e non batterica, ovvero quando non è necessaria.
Un abuso degli antibiotici, in particolare, è dato nel caso di patologie al sistema respiratorio, per questo è necessaria una visita accurata, che sia di un otorinolaringoiatria o di uno pneumologo a seconda dei casi.
Fonti
http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/senza-regole-gli-antibiotici-non-funzionano-campagna-aifa-sul-corretto-uso-degli-antibiotici

mercoledì 19 ottobre 2016

I SINTOMI DELL'ALLERGIA ALLA MUFFA: UN ALLERGENE IN AGGUATO IN CASA

L'allergia sembra peggiorare quando piove? Allora forse il problema è un'allergia alla muffa. Difficilmente le allergie alla muffa costituiscono un pericolo per la vita. Tuttavia, possono avere effetti importanti sulla capacità di svolgere il proprio lavoro o di vivere serenamente le attività quotidiane. Qui di seguito sono raccolti alcuni consigli che aiutano a individuare le allergie da muffe.

Le allergie alle muffe
Il principale allergene della muffa sono le spore. Queste possono muoversi nell'aria, quindi giungere fino al naso e causare una reazione allergica. Questo tipo di muffa è correlato a manifestazioni allergiche e asma.
La muffa si sviluppa in ambienti umidi, sia al chiuso che all'esterno. Le spore della muffa, costantemente presenti nell'aria, possono innescare delle reazioni; il problema tuttavia peggiora quando queste spore si fissano su una superficie umida e iniziano a sviluppare nuova muffa. La muffa può svilupparsi in casa senza che i suoi abitanti se ne rendano conto: può essere dovuta a una perdita di cui non si è a conoscenza, oppure svilupparsi negli interrati o nelle aree umide sotto la moquette che non sono controllate frequentemente.
La muffa si sviluppa durante tutto l'anno, quindi non ha un andamento stagionale come altre allergie. Le persone allergiche alla muffa possono accusare i sintomi in qualsiasi momento, in particolare se vivono in regioni in cui piove di frequente.

I principali sintomi delle allergie alla muffa
I soggetti allergici alla muffa presentano reazioni istaminiche simili a quelle di altre allergeni da inalazione. I sintomi comprendono:
·         starnuti;
·         tosse;
·         congestione;
·         lacrimazione e prurito agli occhi;
·         gocciolamento retronasale.
L'allergia da muffa può essere inizialmente confusa con una sinusite o un raffreddore, poiché i sintomi sono identici. Se l'allergia è aggravata da asma, il soggetto potrà osservare un peggioramento dei sintomi in presenza di muffa. Questi sintomi possono essere: tosse, difficoltà respiratoria, senso di costrizione al petto, ma potrebbero verificarsi anche alcuni segni di un attacco d'asma, come il respiro sibilante.
Le allergie da muffa nei bambini
Se i bambini sono gli unici membri della famiglia a presentare sintomi allergici di tipo istaminico, questi potrebbero non essere legati alla muffa presente in casa. In alcuni edifici scolastici si potrebbe accumulare della muffa incontrollata, che causa negli asmatici un aumento degli attacchi durante la loro permanenza a scuola. Potrebbe comunque accadere che il bambino sia l'unico membro del nucleo familiare sensibile alla muffa.
Inoltre i bambini trascorrono del tempo a giocare in aree non frequentate dai genitori, quindi la muffa potrebbe essere presente maggiormente nell'aria esterna. Per questo motivo i bambini asmatici potrebbero avere un maggior numero di attacchi quando giocano all'aperto, oppure i sintomi inasprirsi durante i mesi estivi, quando i bambini giocano all'aperto più a lungo.
La muffa è tossica?
È molto diffusa l'opinione che la muffa sia tossica e che inspirare le spore della muffa possa causare danni permanenti. In realtà, secondo gli studiosi è molto difficile che una persona inali muffa in quantità tali da causare un danno di questo tipo. Le persone non sensibili alla muffa probabilmente non accuseranno mai queste reazioni.
Inoltre la muffa responsabile dell'asma si trova generalmente negli ambienti esterni, non al chiuso. Di conseguenza, gli spifferi di una finestra sul lavoro difficilmente fanno insorgere l'asma. La muffa degli ambienti esterni può solo inasprire i sintomi degli asmatici, ma non essere la causa in sé dell'asma. Esiste tuttavia una condizione grave, che prende il nome di polmonite da ipersensibilità, attribuita alla prolungata inalazione di muffa in pazienti sensibili.
Polmonite da ipersensibilità
La polmonite da ipersensibilità può svilupparsi nel corso del tempo in pazienti sensibili alle spore di muffa presenti nell'aria. Una delle forme osservate più di frequente prende il nome di polmone del contadino. Si tratta di una reazione allergica grave alla muffa presente nel fieno e in altri tipi di colture agricole. Spesso questa malattia non viene diagnosticata, quindi può causare danni permanenti, che si presentano come tessuto cicatriziale nei polmoni. Questo tessuto cicatriziale, che prende il nome di fibrosi, può peggiorare fino a rendere difficile persino lo svolgimento di semplici attività.
Con il progredire della malattia in forma cronica, i sintomi possono apparire più gravi di una semplice reazione istaminica. I pazienti affetti da polmone del contadino possono presentare febbre, brividi, espettorato striato di sangue e dolore muscolare. Coloro che lavorano maneggiando colture potenzialmente soggette alla formazione di muffe devono prestare attenzione alla comparsa di reazioni istaminiche e rivolgersi al medico quando sospettano di avere il polmone del contadino.
Se l'esposizione alle muffe non è generalmente letale, una maggiore esposizione può peggiorare i sintomi. Le allergie alle muffe sono progressive, ovvero gli attacchi tendono a peggiorare nel tempo. La soluzione consiste nell'evitare l'accumulo di umidità, riparando le eventuali perdite nelle condotte idriche di casa.
Se si nota l'accumulo di umidità o acqua in un punto della casa, è bene riparare la perdita immediatamente. Quando si lavora all'aperto, in situazioni in cui possono essere presenti delle muffe, l'uso di una maschera può ridurre significativamente l'esposizione agli allergeni. Sono in commercio delle maschere che proteggono l'apparato respiratorio dall'esposizione alle spore delle muffe.
Intolleranze alimentari da muffe 

Le muffe possono portare ai soggetti predisposti delle intolleranze alimentari verso alcuni alimenti quali:

lievito di birra, formaggi stagionati (tranne mozzarella), insaccati, funghi,aceto,vino, birra, burro, margarina, maionese, ketchup, strutto, maiale